Sergio Prego: Scolpire lo Spazio e Abbracciare l'Impermanenza
Sergio Prego è un artista spagnolo nato a Donostia/San Sebastián nel 1969, profondamente radicato nel panorama artistico basco della fine degli anni Novanta. Gli anni della formazione presso l'Università dei Paesi Baschi e i successivi studi alla School of Visual Arts di New York gli hanno trasmesso un approccio multidisciplinare che sarebbe diventato centrale nella sua distintiva visione artistica. L'opera di Prego trascende le convenzioni scultoree tradizionali, dando priorità all'esplorazione delle relazioni spaziali e abbracciando il potenziale trasformativo di materiali effimeri — principalmente tubi in polietilene e alluminio — per creare installazioni che sfidano le percezioni della forma e del movimento.
- Prime Influenze: La traiettoria artistica di Prego è stata significativamente plasmata da figure come Bruce Nauman e Andrei Tarkovsky, le cui esplorazioni della corporeità e della narrazione cinematografica hanno risuonato profondamente con il suo quadro concettuale. Ha tratto ispirazione dai collettivi di architettura radicale degli anni Sessanta — Ant Farm e Archigram — che immaginavano nuove idee di spazio e corporeità come reazione alle norme sociali prevalenti.
- Esplorazione Materica: Il fascino di Prego per le strutture pneumatiche — membrane gonfiabili stabilizzate dall'aria compressa — rappresenta un elemento cardine della sua pratica artistica. Queste costruzioni, spesso definite come “poesie nello spazio”, sono caratterizzate da un delicato equilibrio tra rigidità e flessibilità, rispecchiando la preoccupazione dell'artista nel catturare i momenti fugaci della trasformazione.
- Mostre Notevoli: La carriera di Prego è stata segnata da numerose e prestigiose esposizioni internazionali, tra cui il Museo Guggenheim di Bilbao (200ello), il Museo Nazionale Centro d'Arte Reina Sofía (Madrid), il Museo Contemporaneo di Barcellona – MACBA (Barcellona) e la Biennale di Venezia (2019). Il suo progetto collaborativo con Itziar Okariz alla Biennale ha ottenuto il plauso della critica per la sua audacia concettuale e l'uso innovativo dei materiali.
Metodologia Scultorea: Architettura Pneumatica e Forme Cinetiche
Il processo scultoreo di Prego è definito da un'attenzione meticolosa al dettaglio e da un incrollabile impegno verso la sperimentazione. Egli impiega i tetraedri — piramidi triangolari — disposti attorno a un asse centrale come elementi costruttivi fondamentali per le sue installazioni, creando strutture modulari che sfidano ogni categorizzazione statica. Queste sculture utilizzano tubi in polietilene ed elementi in alluminio per generare movimento e tensione entro i confini dello spazio, rispecchiando la convinzione di Prego che la scultura debba interagire attivamente con il proprio ambiente. Come egli stesso afferma: “Sono sempre stato interessato a inventare nuove modalità di apprendere lo spazio o, ancor più, a inventare nuove relazioni spaziali”.
- Tecnica: L'artista piega meticolosamente fogli di polietilene in tubi e li assicura con supporti in alluminio, dando vita a strutture che sembrano respirare, espandendosi e contraendosi sottilmente sotto pressione.
- Inquadramento Concettuale: L'approccio di Prego si allinea al più ampio movimento artistico degli anni Sessanta, che sosteneva la performance art e il coinvolgimento esperienziale come mezzi per mettere in discussione le convenzioni stabilite ed esplorare prospettive alternative sulla realtà.
Riconoscimento e Eredità: La Collaborazione alla Biennale di Venezia
Sergio Prego ha raggiunto il riconoscimento internazionale attraverso la sua partecipazione al Padiglione Spagnolo alla Biennale di Venezia (2019), insieme a Itziar Okariz, dove hanno presentato *Get Out of the Way*, una scultura gonfiabile che richiama il lavoro pionieristico di architetti come Buckminster Fuller e Frei Otto. Questo progetto ha sottolineato l'eterno fascino di Prego per le strutture pneumatiche — una tecnica radicata nelle visioni utopiche della fine degli anni Sessanta — e ha consolidato la sua posizione di artista visionario capace di spingere i confini della pratica scultorea. Il suo contributo alla Biennale è stato lodato per la profondità concettuale e l'innovativa esplorazione delle dinamiche spaziali, cementando la sua eredità come figura chiave nell'arte contemporanea.