Alighiero E Boetti

Alighiero E Boetti;Alighiero Boetti

Anno di nascita: 1940

Anno di morte: 1994

Biografia:

Alighiero Fabrizio Boetti è stato un artista italiano.
Insieme con Giovanni Anselmo, Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini e Gilberto Zorio, ha fatto parte del gruppo Arte povera. Allo stesso tempo è stato anche uno dei più precoci a distaccarsene.
Le sue opere più celebri sono arazzi di diverso formato in cui sono inserite, suddivise in griglie, frasi e motti inventati dall'artista (per es. Il progressivo svanire della consuetudine, Dall'oggi al domani, Creare e ricreare, Non parto non resto, ecc).
Boetti propone a sé stesso dei sistemi nei quali agire, spesso coinvolgendo altre persone. Oppure sono la geografia, la matematica, la geometria, i servizi postali, a fornire la piattaforma delle proprie scelte.Il suo lavoro mette in discussione il ruolo tradizionale dell'artista, interrogando i concetti di serialità, ripetitività e paternità dell'opera d'arte.
Dopo l'opera Gemelli il filo comune che lega molti suoi lavori è sottendere nel processo creativo un dualismo di intenti.Questo avviene specialmente dopo la sperimentazione con i materiali poveri quando Boetti si trasferisce nella capitale e decide di ripartire veramente da qualcosa di semplice, una matita e un foglio di carta quadrettato.
I meccanismi che inventerà per i suoi lavori sono strutture di pensiero applicabili alle cose senza potersi esaurire. Una volta reso chiaro il principio che li genera si staccano da schemi soggettivi e permettono la libertà di autogenerarsi come le cose della natura
Boetti ha visto la pittura come un "tradimento" degli ideali (artistici e politici) esplosi nel Sessantotto: dipingere rappresenta una sorta di distacco dal mondo reale, un distacco da guardare con disprezzo, per chi - come lui - si sente direttamente coinvolto dal presente e dalla cronaca.
Boetti proviene da famiglia nobile (lui stesso era conte) e nasce a Torino da Corrado Boetti, di professione notaio , e Adelina Marchisio, violinista diventata ricamatrice.Autodidatta, approda all'arte dopo aver abbandonato gli studi di Economia e Commercio dell'Università di Torino.Fra le sue letture preferite filosofia, alchimia e esoterismo, Hermann Hesse, Paul Klee, si appassiona fin da giovane alla matematica e alla musica.
A diciassette anni scopre l'arte tantrica, gli acquarelli di Wols e poi i tagli di Fontana visti alla galleria Galatea di Torino.Il suo sguardo è già rivolto alle culture extra-europee, soprattutto orientali, Medio ed Estremo Oriente e africane.Grande viaggiatore, subisce il fascino della figura di un suo antenato del XVIII secolo, il monaco domenicano Giovanni Battista Boetti, missionario in terre caucasiche sotto il nome di 'Profeta Mansur'.
A vent'anni dipinge paesaggi ad olio influenzato dal pittore russo Nicholas De Staël.Studia e pratica incisione a Parigi. In terra di Francia a Vallauris, dove l'artista si reca per comprare delle ceramiche da rivendere in Italia, conoscerà la sua futura moglie Annemarie Sauzeau, è il 1962.
Fra il 1963 e il 1965 sperimenta con materiali quali il gesso, la masonite, plexiglas e congegni luminosi. Le sue prime opere sono disegni su carta a china di oggetti industriali per la registrazione come microfoni, cineprese o macchine fotografiche (saranno esposti per la prima volta soltanto nell'81 a Parigi); incisioni e monotipi, tutti realizzati nell'appartamento-studio di via Principe Amedeo, a Torino. Nel 1964 si sposa.
Al 1966 appartengono suoi primi lavori tridimensionali: Catasta, Scala, Sedia,Ping Pong e Lampada annuale sono opere seminali per il periodo: l'impiego di materiali industriali come l'eternit, il riferimento a oggetti di uso quotidiano privati del loro scopo, l'applicazione di gesti semplici come il raddoppiare, l'accumulare, il dilatare.
«Il '67 è stato un anno esplosivo, per me e per tutti. Era un momento di grande eccitamento, anche a livello materiale: la scoperta, l'entusiasmo dei materiali, che hanno portato alla nausea. Era tutto molto empirico allora,...»
Il 19 gennaio esordisce con una personale alla Galleria Christian Stein di Torino e partecipa a tutte le collettive del gruppo Arte povera, (Torino, Milano, Genova).Zig-Zag, Dama, Legno e ferro 8, Boetti formula le basi della sua attitudine con la materia.Manifesto 1967 è un'opera volutamente ermetica, alcuni simboli di cui non ci è dato capire il significato seguono il nome di alcuni artisti italiani vicini a Boetti. Visione panoramica per inquadrare una generazione, un movimento, quello poverista ma non solo, e il desiderio di aprirsi a nuove modalità. Si delinea un interesse più sincero verso la scrittura e la bidimensionalità piuttosto che per l'oggetto e la scultura. Nello stesso anno fa lunghi soggiorni nelle Cinque Terre e poi a dicembre la seconda personale alla Galleria La Bertesca di Genova.
Il 1968 è l'"apogeo di un anno barocco al massimo; dopo la fine". Nella primavera spedisce ad una cinquantina di amici la cartolina postale Gemelli, la quale attraverso un fotomontaggio mostra l'artista che tiene per mano un altro sé stesso. Sul retro scrive frasi come "De-cantiamoci su" oppure "Non marsalarti". Realizza opere utilizzando materiali come metallo, vetro, legno e cemento. Si susseguono a ritmo serrato le mostre: personali, a febbraio nuovamente da Stein, ad aprile a Milano da Franco Toselli. Collettive, a Roma, Bologna e Torino.

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