Luogo di nascita: Modena
Anno di nascita: 1490
Anno di morte: 1565
Biografia:
Antonio Begarelli è stato uno scultore italiano, in primis modellatore di statue in terracotta.
Nacque probabilmente a Modena nel 1499, come si ricava dal cronista Lancillotto che nel marzo 1525 scrive del "Compianto", (oggi nella chiesa di Sant'Agostino a Modena) che era opera di Begarelli, giovane di venticinque anni.
Non sappiamo quasi nulla della sua formazione: la sua prima opera è la Madonna della piazza oggi al Museo Civico di Modena che sembra egli avesse già realizzato prima del 1522 così che egli, quando il Comune emise un bando per la fornitura di una statua della Madonna, poté presentarsi subito con la statua già pronta battendo sul tempo tutti i possibili concorrenti.
Certamente a Modena c'erano stati grandi artisti della scultura in terracotta e numerose erano le botteghe in cui si esercitava questa tecnica di scultura, ma non risulta che egli abbia fatto nella città natale le sue prime esperienze; certo che egli doveva avere molta fiducia nella sua arte se, senza che nessuno gliela commissionasse, aveva costruito una statua di quelle dimensioni. Per questi motivi alcuni pensano che avesse completato il suo apprendistato fuori di Modena dal momento che nessuno prima di allora si era accorto della presenza in città di uno scultore di grande valore come risultò inaspettatamente quando presentò questa sua opera.
Il successo ottenuto lo pose subito fra i primi artisti della terracotta in città essendo morto nel frattempo, precisamente nel 1518, il grande Guido Mazzoni, e numerose furono le commissioni affidategli.
Nacque allora fra il 1524 e il 1526 il Compianto sul Cristo morto, detto anche gruppo della Pietà, oggi nella chiesa di Sant'Agostino a Modena, che si differenzia nettamente dai gruppi sullo stesso tema comuni a quell'epoca in Emilia e Lombardia. È composto dalle statue di grandezza di poco superiore al normale delle due Marie, o pie donne, di Giuseppe d'Arimatea, della Madonna con Cristo morto in grembo, di Giovanni evangelista, della Maddalena e di Nicodemo; in alto due angeli in volo sono ai lati della croce.
Un compianto esisteva già a Modena: quello quattrocentesco di Guido Mazzoni in terracotta originariamente dipinta, al quale un recente restauro ha tolto la verniciatura suscitando polemiche non ancora placate tra la Sovraintendenza committente il restauro e diversi modenesi.
È netta la differenza stilistica fra il Mazzoni e Begarelli, il primo verista e popolaresco e il secondo che adotta un linguaggio artistico più aulico, ispirato all'antichità classica.
Del 1525-1527 è il Monumento funebre di Gian Galeazzo Boschetti a figure grandi al vero nella chiesa parrocchiale di San Cesario sul Panaro (Modena).
Più comunemente noto, anche perché collocato in una nicchia nel Duomo di Modena, è il Presepio con la grotta, otto pastori, la Madonna, San Giuseppe, il bambino Gesù e il bue e l'asinello. Un recente restauro, piuttosto contestato, ha tolto la vernice bianca sulle statuine a simulare il marmo lasciando il colore naturale della terracotta con la motivazione che con la dipintura, già tolta o rimessa diverse volte nei restauri precedenti, si erano perse le originali finezze di modellatura ed espressione; tuttavia da documenti dell'Archivio capitolare risulta che all'autore furono pagati in due rate sei ducati per "bianchire le figure del presepio" (dopo che in diverse rate gli erano già stati pagati 12 ducati per l'opera in terracotta).
Conservati nella Galleria Estense sono la Testa di putto e la Testa di un angelo ed il Busto di Lionello Belleardi facenti parte del monumento funnebre di Belleardi stesso commissionata nel 1528 dal fratello Giacomo, conservatore della comunità perché riunisse in un solo monumento sia il fratello che il padre banchiere. Il monumento funebre, del quale diversi risultano gli apprezzamenti di cronisti e storici locali del tempo, fu collocato nella chiesa di San Francesco. Nel 1807 la chiesa fu sconsacrata e ridotta ad una stalla per la cavalleria napoleonica di passaggio, e il monumento funebre fu inopinatamente demolito; la chiesa fu poi recuperata e riconsacrata dopo la Restaurazione, ma del monumento restavano ormai solo le parti sopracitate pur pregevoli e rappresentative dell'arte begarelliana.
Nella chiesa di San Francesco è oggi ospitato il grande gruppo di tredici figure di grandezza al vero della Deposizione dalla croce del 1530 -1531. Quest'opera è considerata il capolavoro del Begarelli, ammirato dai contemporanei tanto che all'epoca della Repubblica Cispadana il presidente dell'Accademia Luigi Cerretti si meravigliò che i francesi, nella razzia operata da Napoleone nei suoi diversi passaggi e soggiorni a Modena, abbiano risparmiato una tale opera d'arte apprezzata persino, sembra, da Michelangelo. Un bozzetto per la Deposizione con la Madonna svenuta e tre pie donne si trova oggi al Victoria and Albert Museum di Londra.
Le opere successive furono commissionate dai padri benedettini del monastero di San Pietro di Modena di cui Begarelli era divenuto oblato. Sono tutte nella chiesa abbaziale, dove si trova anche la tomba dello scultore: la Madonna col Bambino, San Pietro, Santa Giustina, San Benedetto, San Francesco e San Bonaventura, Cristo morto sorretto da Giuseppe d'Arimatea con la Vergine e San Giovanni.
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