Domenico Gnoli

Domenico Gnoli

Anno di nascita: 1933

Anno di morte: 1970

Biografia:

Domenico Gnoli è stato un pittore, illustratore e scenografo italiano.
«Sono nato sapendo che sarei stato pittore, perché mio padre, critico d'arte, mi ha sempre presentato la pittura come l'unica cosa accettabile. Mi dirigeva verso la pittura italiana classica, contro cui reagii ben presto, ma non ho potuto dimenticare il sapore e la pratica del Rinascimento »
Domenico Gnoli, chiamato Piccio in famiglia, nasce a Roma nel 1933, figlio della contessa ceramista Annie de Garrou (1900-1994) e dello storico dell'arte e sovrintendente alle Belle arti dell'Umbria, Umberto Gnoli (1878-1947). La sorella Marzia nascerà l'anno successivo. Il nonno paterno è il poeta e storico, suo omonimo, Domenico Gnoli; sorelle del nonno, anche loro poetesse, sono Teresa e Elena Gnoli; lo zio, fratello del padre, è Tommaso (1874 - 1958), critico letterario e germanista. Il raffinato ambiente familiare, molto attento alla cultura, in rapporto diretto e continuo con l'arte e con la sua storia, stimola in lui fin da bambino la passione per il disegno e la pittura. Significativa in tal senso è una lettera illustrata che il padre gli invia quando ha solo 10 anni, contenente vere e proprie lezioni di architettura .
Trascorre i suoi primi anni tra Roma e Monteluco di Spoleto dove la madre possiede un villino, sorto precedentemente su un antico eremo, l' Eremo di San Bonifacio.
Insieme alla madre, che presto intuisce le potenzialità artistiche del figlio, frequenta i corsi di disegno e acquaforte di Carlo Alberto Petrucci, direttore della Calcografia nazionale di Roma e poi presidente dell'Accademia di San Luca . Incoraggiato da Petrucci, nel dicembre 1950, a soli 17 anni, esordisce in pubblico alla Galleria Cassapanca di Roma dove espone una serie di illustrazioni intitolata Mes Chevaliers. A seguire partecipa alla mostra collettiva di grafica, dal titolo Art graphique italien contemporain, alla Galerie Giroux di Bruxelles (17 marzo – 3 aprile 1951), e alla Seconda mostra di incisione italiana a Sassari dove, nell'agosto del 1952, espone puntesecche e acqueforti . Tra il 1951 e il 1955 il teatro diviene il suo principale ambito di lavoro: si dedica alla creazione di costumi e scenografie, e di locandine e manifesti. Nel 1951 disegna il manifesto per la versione teatrale di Chéri di Colette, regia di André Barsacq, prodotto dalla Compagnia Italiana di Prosa, protagonista Andreina Pagnani. Nel 1952 frequenta un corso di scenografia all'Accademia di Belle Arti di Roma che abbandona quasi subito per unirsi alla compagnia teatrale Capodaglio-Pilotto-Carraro-Miserocchi: rappresenta per Gnoli una breve esperienza d'attore a cui si aggiunge una piccola parte nel film La fiammata (1952) di Blasetti . Nello stesso periodo realizza scene e costumi per la compagnia teatrale di Vivi Gioi (stagione 1952-53) e per due spettacoli della Compagnia Cesco Baseggio: Il mercante di Venezia, per il Schauspielhaus di Zurigo, e Il Re cervo di Carlo Gozzi, i cui disegni saranno esposti alla I Mostra nazionale di arti figurative a Palazzo Collicola di Spoleto nel settembre 1953.
Nel 1953 si trasferisce a Parigi, frequenta l'interessante ambiente della scuola di Parigi e altri artisti "décadents" da lui molto apprezzati, come Ernest Fuchs e Friedensreich Hundertwasser. Jean-Louis Barrault gli affida scene e costumi di La belle au bois dormant di Jules Supervielle; lo spettacolo non andrà mai in scena, ma il grande apprezzamento mostrato da Barrault per i soli bozzetti che Gnoli comunque realizza, avrà positive conseguenze sulla vita del giovane artista: con una lettera di presentazione indirizzata a Laurence Olivier, co-direttore dell' Old Vic, Barrault apre a Gnoli le porte dell'ambiente teatrale londinese. Nel frattempo è invitato a partecipare alla mostra Contemporary Italian Painters alla Sagittarius Gallery di Philadelphia dove espone disegni fantastici d'ispirazione teatrale. All' Old Vic cura scene e costumi di As You Like It, regia di Robert Helpmann ottenendo un grande successo personale . Ma, nonostante la promettente carriera di scenografo e costumista già ben avviata, l'artista percepisce la futilità dell'ambiente e vive con insofferenza il lavoro d'équipe; pertanto decide di abbandonare il mondo teatrale per dedicarsi con maggiore impegno alla pittura .
Nel 1955 si trasferisce a New York. Esperto soprattutto in grafica, si dedica alla pittura e al disegno da autodidatta; per realizzare il risultato che desidera, rinuncia alla pittura a olio e sperimenta tempera e sabbia mischiate. Si avvicina alla pittura metafisica subendo l'influenza di Morandi e Carrà.
A Londra nel 1957 espone 24 disegni e 17 dipinti alla Galleria Arthur Jeffress conquistando l'attenzione della critica; nella stessa galleria terrà di nuovo una personale nel 1960. A New York sposa la modella Luisa Gilardenghi che lo introduce alla vita mondana newyorkese: conosce Cecil Beaton e si lascia ispirare dal suo lavoro, "predisponendosi a tagli arditi ed efficaci delle immagini" .

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