Francesco Gioli

Francesco Gioli

Anno di nascita: 1846

Anno di morte: 1922

Biografia:

Francesco Gioli è stato un pittore italiano della corrente artistica dei Macchiaioli. Fratello di Luigi Gioli, fu amico di Giovanni Fattori e di Silvestro Lega, spesso in visita alla sua villa di Fauglia. Negli ultimi anni della sua vita fu conosciuto dal giovanissimo pittore Anchise Picchi (1911-2007), divenuto amico del fratello Luigi.
Francesco è il primo figlio di una famiglia benestante. Inizialmente studia pittura all'Accademia di Pisa con Annibale Mariani, successivamente si sposta all'Accademia di Belle Arti di Firenze, dove segue i corsi di Antonio Ciseri ed Enrico Pollastrini. Come prevedeva la regola e l'Arte ufficiale dell'epoca, i suoi esordi avvengono con soggetti storici, svolgendo contemporaneamente tematiche di genere.
Nel 1868 fa la sua prima esposizione alla Società d'Incoraggiamento di Firenze con Carlo Emanuele I di Savoia e l'Ambasciatore di Spagna; questo dipinto l'anno successivo gli procurerà un premio che non lo soddisferà, in quanto comprese che veniva premiata “”un'Arte vecchia fatta da un giovane”, come ebbe modo di dire lui stesso qualche anno dopo. Sempre derivate dal filone storico e di genere ci furono in quel periodo altre due opere: Alfieri che visita Goldoni e Goldoni che visita Gian Giacomo Rousseau.
All'inizio degli anni settanta, accostandosi agli innovatori dell'esperienza di “macchia” e particolarmente: Giovanni Fattori e Telemaco Signorini, individua in modo chiaro la sua strada e si rivolge all'osservazione e allo studio appassionato della natura. Ospite di Diego Martelli nella sua tenuta di Castiglioncello, verrà spronato e consigliato a continuare. Insieme ad Adolfo Bellimbau ed Eugenio Cecconi, in questo periodo, dipinge dal vero nella campagna pisana, intense tavolette di chiara impostazione “macchiaiola”.
Nel 1870 è presente alla Mostra Italiana di Parma, della cui giuria fanno parte Cristiano Banti, Signorini e Cecioni, ottenendo la medaglia di bronzo con il quadro L'Angelus Domini della mattina; nel 1872 presenta Alla Messa, alla Seconda Esposizione Nazionale di Milano; nel 1875 al Salone di Parigi, espone Nei Campi e Un incontro, oggi conservato alla Galleria d’Arte Moderna di Firenze che ottiene un grande successo.
In occasione di questa ultima esposizione, l'Artista si trattiene per circa un mese a Parigi, in compagnia di Fattori, Egisto Ferroni e Niccolò Cannicci anch'essi partecipi con loro opere. Il gruppo viene attratto, non tanto dall'Impressionismo, quanto piuttosto dalla Scuola di Barbizon, allacciando rapporti con molti esponenti di questo gruppo e contemporaneamente rafforzando da parte di Gioli, la convinzione che la sua strada, è la pittura dal vero. Questo viaggio segnerà la svolta definitiva nella produzione di Francesco Gioli, che tralascerà sempre di più le tematiche di interni di gusto borghese/internazionale, orientandosi quasi esclusivamente verso soggetti paesaggistici, scene agresti venate da un sobrio naturalismo e di qualche saldo studio di figura.
Insieme alla moglie Matilde, figlia del patriota Ferdinando Bartolommei, ospita spesso Giovanni Fattori nella sua villa di Fauglia, luogo di incontri di artisti e intellettuali, nella stessa villa ai primi anni settanta, inizia anche il rapporto con Martelli affascinato dalla cultura della signora Gioli. In questo clima lo stesso Silvestro Lega nel 1878, ritornerà a dipingere dopo le tristi vicende familiari; è datato 1879 il superbo ritratto che l'artista esegue all'amico Francesco.
In questo periodo, Gioli risulta quindi, in stretto contatto con l'avanguardia artistica cui offre un valido contributo. È molto amico di Federico Zandomeneghi, che nel 1874, mentre si accinge a lasciare definitivamente l'Italia alla volta di Parigi, gli scrive un'affettuosa lettera d'addio; nel 1877 l'artista veneziano, in un manoscritto scritto a Parigi, citerà Francesco Gioli fra i migliori pittori toscani.
Nel 1878, Martelli da Parigi, comunica il suo desiderio di avere dall'amico Gioli alcune opere, insieme a quelle di Cannicci, Signorini, Cecconi, Bruzzi ed altri da affiancare a quelle di Fattori, per comporre una piccola raccolta internazionale di impressionisti.
Gioli riprende ad esporre a Firenze nel 1877, dove espone In aprile e Il ritorno delle Mamme. Nello stesso anno partecipa con Fattori, Ferroni, Testi e Bruzzi, all'Esposizione Nazionale di Napoli, con Il ritorno delle Mamme, Il Monte di Pietà, In primavera, Campagna pisana: opere che esprimono un contenuto sociale, nella ripresa di tematiche di gusto internazionale.
Nel 1878 espone a Firenze due dipinti con soggetto la riviera di Genova, quindi, sempre lo stesso anno, è a Parigi all'Esposizione Universale dove presenta Passa il viatico, considerato il suo capolavoro (Firenze, Collezione Privata), questo dipinto ottiene un premio e gli elogi di Edgar Degas. Negli anni seguenti è quasi sempre presente all'esposizione fiorentina, contemporaneamente partecipa alle più importanti mostre nazionali e internazionali: nel 1880, alla Nazionale di Torino con Nonno cieco e Passa il viatico; nel 1881, alla Nazionale di Milano con Il guado, Mietitura, All'acqua-animali; nel 1883, all'Esposizione di Roma con Lavori in Campagna, Mater dolorosa, Lo Spaccapietre, Tipi toscani, La processione del Corpus Domini e Passa la processione, quest'ultimo ora conservato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma; nel 1884, all'Esposizione Generale di Torino; quindi alla Internazionale di Londra, dove ottiene la medaglia d'argento con l'opera Ai campi in giugno, capolavoro di luce e resa atmosferica. Nel 1886, alla Prima Esposizione di Livorno, che segna l'affermarsi della giovane generazione toscana, è presente con La spigolatrice, Grano maturo, Prime foglie, Fontana della piazza del Duomo di Pisa; quindi lo troviamo a Venezia, sia nel 1887 (Boscaiole di San Rossore, vasta e potente composizione che ha richiesto vari studi e bozzetti), sia nel 1895, alla Prima Biennale.

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