Artista: Johann Wilhelm Baur
Formato: 75 x 12 cm
Museo: Museu da Fundação Dionísio Pinheiro e Alice Cardoso Pinheiro (Águeda, Portugal)
Temi: Olio Su Rame
Gli otto rame della collezione fanno parte di un insieme più ampio. Di fatto, essi raffigurano da vicino otto delle 150 incisioni che Johann Wilhelm Baur (Strasburgo, 1607 – Vienna, 1642) fece su diversi episodi delle Metamorfosi, tra il 1639 e il 1641 a Vienna. Per quanto ne sappiamo, sono stati per la prima volta stampati nel 1641, facendo parte di un'edizione che ha accompagnato le illustrazioni dei riassunti dei miti trattati pittoricamente, un volume dedicato a Jonas von Heysperg, consigliere del re Ferdinando III (apud R. Rapetti et alii 1998: 170). Le incisioni, oggi conservate presso il Sammlungen des regierenden Fürsten nel Liechtenstein, hanno conosciuto diverse ristampe, una delle quali nel 1703 (OvidiiMetamorphosis, oder Verwandelungs Bucher. Norimberga). Essi raccolsero ispirazione dalle incisioni simili e altrettanto numerate dell'italiano Antonio Tempesta (1555-1630), che furono pubblicate ad Anversa, nel 1606 (Metamorphoseon siveTransformationum Ovidianarum), anche se avrebbero potuto essere disponibili anni prima, almeno dal 1595. Le incisioni di Baur, attraverso le quali si è conosciuto, sono caratterizzate dalla conciliazione degli stili manieristi e barocchi, rivelando così un forte drammatico, in quanto comprendevano figure mitiche in scenari contemporanei italiani, sia naturali che urbani. In questo caso, Atalanta era una giovane donna che è stato detto da un oracolo che sarebbe diventata un animale se mai si fosse sposata. Quindi, dedica la sua vita al sacerdozio della dea Diana, custode della verginità, e pone la sua vita nel bosco. Per evitare i pretendenti, siccome era estremamente bella, ha annunciato che avrebbe sposato solo l'uomo che poteva superarla in una corsa di piedi, che era in realtà impossibile. Hippomenes, affascinato dalla bellezza della ragazza, dopo aver visto una gara che ha vinto indiscutibilmente, decide di provare la sua fortuna e chiede il favore della dea Venere. Gli dà poi tre mele d'oro, che getta al pavimento durante la competizione, distraendo così la fanciulla e di conseguenza facendola perdere la gara. Il dipinto raffigura questo momento, quando Hippomenes lancia l'ultima mela e, facendo così, diventa il vincitore, come viene descritto (in discorso diretto, dalla dea Venere stessa) nella Metamorfosi di Ovid (10.674-680).
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